La tragedia della Thyssen Krupp a Torino

Immagine tratta da Repubblica.it

Vi segnalo un importante, toccante, approfondito articolo di Ezio Mauro riportato sul sito di Repubblica.it. E’ la descrizione di quanto avvenuto realmente in Thyssen, è la descrizione di una categoria di persone, gli operai, da sempre ultimo gradino del mondo industriale italiano (e non solo) e, fra questi, dei giovani che vedono davanti a loro un futuro denso di incertezze.

Il lavoro è fondamentale per l’uomo e, tra i lavori, le produzioni industriali sono creazioni concrete, frutto di impegno, di energie, di sacrificio di tempo, mezzi e, talvolta, purtroppo di uomini: occorre eliminare quest’ultimo sacrificio con l’applicazione della legge 626 già vigente (che a mio parere è severa e rigorosa) ma, soprattutto, con i controlli degli ispettori che verifichino realmente e sanzionino eventuali inosservanze. Non si può eliminare il rischio eliminando l’industria, come i guru dei nuovi modelli di business finanziario vanno predicando con la propria attività: occorre produrre industrialmente senza mettere a rischio l’incolumità di chi lavora, soprattutto per mancanza di volontà dirigenziale. Le autorità, nazionali e locali, devono investire in uomini onesti e mezzi per effettuare i controlli, è l’unico modo perché la 626 venga applicata in toto.

I sindacati devono smetterla di comportarsi come un partito politico aggiunto alla sinistra: devono fare quello per cui sono nati, devono tutelare i lavoratori, non occuparsi di politica e puntellare i governi di sinistra o dare spallate a quelli di destra.

I manager dei grossi gruppi, così come i piccoli imprenditori, devono mettersi in testa che non è risparmiando sulla sicurezza dei propri dipendenti che possono combattere la concorrenza (spesso estera) e/o creare maggiori utili all’azienda, ma solo con rigorose politiche di contenimento costi ed investimento in tecnologie.

Infine anche i lavoratori stessi hanno la responsabilità di tutelarsi: devono usare gli strumenti di protezione loro offerti (anche se talvolta scomodi o ingombranti), devono rispettare le procedure, devono accettare il rischio di un fermo macchina per far intervenire la squadra di manutenzione o di pronto intervento, per non subire il rischio di infortuni o peggio intervenendo a macchinario in movimento; la propria vita e la propria salute valgono ben più di qualche ora di lavoro persa, anche se si ha bisogno di lavorare.

Poi, ovviamente, l’onestà delle persone è fondamentale: l’ispettore che intasca la bustarella o prende un incarico di consulenza dall’azienda che deve controllare, il sindacalista che sistema i propri famigliari fino al quarto grado di parentela all’interno dell’azienda dove lavora, il manager o l’imprenditore che decide di rischiare la pelle degli altri (come sembra sia avvenuto in Thyssen) sono tutti sullo stesso, identico, schifosissimo piano umano, quello dei quaquaraquà, per dirla come Sciascia, e per non usare il turpiloquio.

Pensosi saluti da BigFab.

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