Ronde paramilitari?

Ho letto quest’articolo de LaStampa.it in cui si parla della Guardia Nazionale Italiana, un ente non governativo i cui volontari (circa 2.000, molti provenienti dalle forze dell’ordine) si adopereranno “al fine della salvaguardia dell’integrità Nazionale e per la sicurezza dello Stato, della Costituzione e del popolo italiano“.

Il comandante generale è un ex tenente colonnello dei Carabinieri, tra i mezzi a disposizione anche un piccolo aereo da ricognizione, la divisa (che ogni volontario dovrà pagarsi di tasca propria) formata da “pantaloni neri con banda gialla laterale; cappello rigido con visiera nero, kepi nero o kaki entrambi con aquila Imperiale Romana in alto e sottostante bottoncino tricolore” … “camicia kaki con fascia e aquila imperiale romana sul braccio sinistro, bandiera italiana sul braccio destro, il sole nella fascia sul braccio sinistro e, sull’avambraccio sinistro fascia divisionale con ricamata la scritta individuale dei vari gruppi di appartenenza” … “giubbotto in pelle nero o giacca a vento modello sahariana; cinturone con spallaccio, cravatta, scarponcini e stivali neri“.

Obiettivi dell’organizzazione sarebbero anche “la storia con particolare riferimento all’ Impero Romano, la promozione e il coordinamento di iniziative di responsabilizzazione civica, di moralizzazione e di convivenza tra Italiani“.

Sono stupito di non aver trovato in rete informazioni in merito da parte di altri organi d’informazione come “La Stampa”, solo vari commenti in alcuni forums, pertanto non sono in grado di pronunciarmi sull’attendibilità di quanto pubblicato, anche se vengono riportate virgolettate le parole di Maurizio Correnti, presidente della Guardia, come intervistato, e viene fatto un accenno sull’apertura di un fascicolo da parte della Procura della Repubblica di Torino sulla natura di quest’associazione.

Ditemi cosa ne pensate: da parte mia ritengo le ronde un errore civico, in quanto il controllo del territorio deve essere affidato esclusivamente alle forze dell’ordine (alle quali vengono tagliati ripetutamente i fondi) ed ai singoli cittadini che, ovviamente, devono avvertire le forze dell’ordine; ronde, gruppi di controllo del territorio, vigilantes, giustizieri della notte li trovo più adatti a film americani anni ’70 – ’80 piuttosto che alle nostre strade.

Anche perché, con gente come questa il cui motto è “Per Servirvi e per Proteggervi“, mi sentirei veramente molto poco protetto.

Saluti dubbiosi dal Vs. BigFab.

La tragedia della Thyssen Krupp a Torino

Immagine tratta da Repubblica.it

Vi segnalo un importante, toccante, approfondito articolo di Ezio Mauro riportato sul sito di Repubblica.it. E’ la descrizione di quanto avvenuto realmente in Thyssen, è la descrizione di una categoria di persone, gli operai, da sempre ultimo gradino del mondo industriale italiano (e non solo) e, fra questi, dei giovani che vedono davanti a loro un futuro denso di incertezze.

Il lavoro è fondamentale per l’uomo e, tra i lavori, le produzioni industriali sono creazioni concrete, frutto di impegno, di energie, di sacrificio di tempo, mezzi e, talvolta, purtroppo di uomini: occorre eliminare quest’ultimo sacrificio con l’applicazione della legge 626 già vigente (che a mio parere è severa e rigorosa) ma, soprattutto, con i controlli degli ispettori che verifichino realmente e sanzionino eventuali inosservanze. Non si può eliminare il rischio eliminando l’industria, come i guru dei nuovi modelli di business finanziario vanno predicando con la propria attività: occorre produrre industrialmente senza mettere a rischio l’incolumità di chi lavora, soprattutto per mancanza di volontà dirigenziale. Le autorità, nazionali e locali, devono investire in uomini onesti e mezzi per effettuare i controlli, è l’unico modo perché la 626 venga applicata in toto.

I sindacati devono smetterla di comportarsi come un partito politico aggiunto alla sinistra: devono fare quello per cui sono nati, devono tutelare i lavoratori, non occuparsi di politica e puntellare i governi di sinistra o dare spallate a quelli di destra.

I manager dei grossi gruppi, così come i piccoli imprenditori, devono mettersi in testa che non è risparmiando sulla sicurezza dei propri dipendenti che possono combattere la concorrenza (spesso estera) e/o creare maggiori utili all’azienda, ma solo con rigorose politiche di contenimento costi ed investimento in tecnologie.

Infine anche i lavoratori stessi hanno la responsabilità di tutelarsi: devono usare gli strumenti di protezione loro offerti (anche se talvolta scomodi o ingombranti), devono rispettare le procedure, devono accettare il rischio di un fermo macchina per far intervenire la squadra di manutenzione o di pronto intervento, per non subire il rischio di infortuni o peggio intervenendo a macchinario in movimento; la propria vita e la propria salute valgono ben più di qualche ora di lavoro persa, anche se si ha bisogno di lavorare.

Poi, ovviamente, l’onestà delle persone è fondamentale: l’ispettore che intasca la bustarella o prende un incarico di consulenza dall’azienda che deve controllare, il sindacalista che sistema i propri famigliari fino al quarto grado di parentela all’interno dell’azienda dove lavora, il manager o l’imprenditore che decide di rischiare la pelle degli altri (come sembra sia avvenuto in Thyssen) sono tutti sullo stesso, identico, schifosissimo piano umano, quello dei quaquaraquà, per dirla come Sciascia, e per non usare il turpiloquio.

Pensosi saluti da BigFab.

Il babau

Spesso mi sono trovato d’accordo con quanto affermato da Beppe Grillo nel suo blog, altre volte non ho condiviso ed ho criticato. Con quanto da lui scritto oggi in questo post non posso che essere perfettamente in sintonia e vi invito caldamente a leggerlo.

Saluti convinti dal vostro BigFab.

AAA auto cinese vendesi 2

Immagine tratta da www.autoreview.ru

Ci risiamo. Apprendo da Quattroruote che una rivista russa specializzata, Autoreview, ha effettuato il crash test di una vettura cinese, la Chery Amulet, con i medesimi criteri dell’EuroNCAP, ente europeo indipendente che effettua crash test delle auto vendute nel mercato europeo con criteri decisamente più restrittivi di quelli previsti dalle attuali normative di legge. In questa pagina potrete trovare foto e video, di per se’ decisamente eloquenti (anche perché i testi sono in russo): Quattroruote ci dice che “non solo i montanti anteriori non hanno retto, ma addirittura il muso si è piegato di lato, il tetto si è scollato e il parabrezza si è staccato.” Insomma, questa “vettura” è una bara viaggiante e la foto delle gambe del manichino intrappolate nella plancia, oltre ad essere raccapriccianti, ne sono la testimonianza.

Ultimamente tra dentifrici contraffatti, giocattoli al piombo e vestiti alla formaldeide, il made in China sta dimostrando una qualità ed una sicurezza pari al suo costo sul mercato, ovvero troppo basso per essere ragionevole: ritengo quindi sempre valido il motto “quello che costa meno vale meno, non sempre quello che costa di più vale anche di più”.