Da Windows a Mac – 2° parte

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Bene, riprendiamo il filo del discorso: dopo aver utilizzato per anni il Windows ed averne soppesato i pro ed i contro, passo al Mac. La decisione è immediata? Assolutamente no! Anzi, è stata meditata molto a lungo ed è maturata a piccoli passi. Uno di questi è stata la conoscenza con il mondo dell’Open Source.

La conoscenza del mondo Open Source

Direbbe Di Pietro: “Che c’azzecca l’open source con il Mac?” Niente ovviamente, oppure tutto, dipende dal punto di vista. Ho un amico, Fabio C., appassionato di Linux (direi quasi invasato), che fondamentalmente e cordialmente detesta Microsoft e mi ha sempre detto di provare Firefox, che va meglio di Explorer, è più bello, più sicuro, ecc. ecc. “Ma perché devo usare Firefox? Ho Explorer, mi trovo bene, non ho tempo per provare un altro browser”: questi erano i miei pensieri su Firefox e su altri programmi. Quindici anni fa avrei subito smanettato per provare, pacioccare, tentare di capire: oggi, preso dal lavoro e dalla famiglia, il tempo e l’interesse per “giocare” con il computer è fortemente ridotto; purtroppo solamente con l’esperienza diretta è possibile valutare bene un software e se non si fanno delle prove, non si può conoscere un prodotto. Questa è anche la forza della Microsoft: perché cercare altro se è già compreso nel Windows? L’idea di “infilare” nel sistema operativo più programmi (Explorer per navigare, Media Player per musica e video, il tutto ovviamente preinstallato su tutti i pc in vendita nel mondo) tende a stroncare la concorrenza che su questi singoli programmi ci vive (un esempio per tutti Netscape): questo ed altri atteggiamenti monopolistici hanno portato alla vertenza legale dell’Unione Europea vs Microsoft.

Ad ogni modo un bel giorno, aggiornando automaticamente Windows, scopro che l’ultima versione dell’Explorer (non ricordo quale) è cambiata: grafica diversa, assenza dei miei abitudinari menu “File” “Modifica” “Visualizza” ecc. sulla barra in alto, smarrimento operativo. Smanettando nelle opzioni non riesco a far ritornare la “mia” barra visibile: cosa faccio? Decido di prendere la palla al balzo e, cambiare per cambiare, lo faccio radicalmente installando Firefox. Scopro così un “mondo nuovo”, il mondo dei programmi non solo gratuiti, ma a “codice aperto”, ovvero sia modificabili (per chi ne è capace) nel codice di programmazione; scopro che gli utenti, anche i meno dotati tecnicamente, possono collaborare allo sviluppo del progetto partecipando al forum, diffondendo la conoscenza del software, sostenendolo economicamente acquistando gadget od effettuando versamenti. Una comunità di persone che lavorano insieme ad un progetto comune, gratuito, aperto a tutti: quasi un’utopia!

Invece il software è reale e funziona anche abbastanza bene: Firefox importa in automatico i miei “bookmarks” (“segnalibri”) da Explorer, io imparo ad usare le schede di navigazione (la visualizzazione di più siti) all’interno di un’unica finestra e finalmente inizio ad usare i feed per tenermi aggiornato sui nuovi post usciti sui blog che, da qualche mese, comincio a seguire. Calcolando poi tutte le utili personalizzazioni di Firefox possibili tramite i componenti aggiuntivi (dizionari, previsioni meteo, sistemi di sicurezza, ecc.) decido di utilizzare il browser di Mozilla. Ovviamente anche Firefox ha qualche difettuccio: utilizza parecchia ram e ogni tanto si blocca costringendomi a chiuderlo ed a farlo ripartire, mentre Explorer era un pochino più stabile. Ma c’è un dato molto importante che mi ha interessato: Firefox può essere installato su Windows, Mac, Linux. “Bello” ho pensato “casomai cambiassi sistema…”.

Provare l’opensource è stato un po’ come assaggiare una ciliegia: siccome una tira l’altra, dopo Firefox ho provato il programma di posta elettronica Thunderbird: molto simile ad Outlook Express, personalizzabile con componenti esterni, permette la gestione delle email anche tramite colori diversi che identificano caratteristiche per noi importanti; inoltre, una volta installato, Thunderbird chiede se si intende importare in automatico la posta, le sottocartelle e la rubrica da Outlook/Outlook Express, senza alcuna difficoltà per l’utente che intenda provarlo. Ovviamente anche Thunderbird può essere installato su Windows, Mac, Linux, importando TUTTE le proprie email, sottocartelle, rubriche ed impostazioni da un sistema ad un altro. Come fare? Facilissimo:
sotto Windows occorre copiare la cartella C:\Documents and Settings\ [NomeUtente]\Dati applicazioni\Thunderbird e qui possiamo trovare tutta la posta, le estensioni, i temi, la rubrica e gli account usati, ovvero il necessario per passare da Windows a Mac, per esempio. Il profilo, non necessario per il ripristino della posta, ma comodo per un trasferimento da Windows ad un altro Windows (non serve per Mac), è presente nella directory: C:\Documents and Settings\[NomeUtente]\Impostazioni locali\Dati applicazioni\Thunderbird.
su Mac è ancora più facile: basta solo copiare la cartella Thunderbird situata sotto “NomeUtente” – “libreria”: molto comodo per effettuare backup, totale e veloce, o per trasferire il tutto tra due Mac.
sotto Linux (grazie Andrea!) le impostazioni dei programmi vengono salvate sotto:
/home/nomeutente/.nomeprogramma/ (è una directory nascosta, ha il punto davanti, per visualizzarla occorre visualizzare i file nascosti sul file manager – su Gnome è CTRL+H)
brevemente:
~/.nomeprogramma/
(è molto simile al mac)
Thunderbird dovrebbe salvare le sue impostazioni sotto
~/.thunderbird/
Siccome Thunderbird è molto stabile e mi ha risolto il problema di un backup facile e veloce, ho deciso di adottarlo abbandonando definitivamente Outlook Express. Ho pensato: “casomai cambiassi sistema…”.

Terza ciliegia: OpenOffice, una suite office che non fa assolutamente rimpiangere Microsoft Office, pur con dei distinguo da fare. Lo installo, lo utilizzo e vedo che il programma legge, modifica e salva i files .doc e .xls di Word ed Excel senza problemi: per i documenti creati ex-novo OpenOffice salva in formato .odt e .ods, formati aperti che, a mio parere, dovrebbero diventare lo standard di mercato mettendo in condizione tutti gli utenti di poterli gestire indipendentemente dal programma utilizzato. Siccome però nel mondo lo standard de-facto è quello chiuso e proprietario di Microsoft, imposto OpenOffice perché salvi sempre i documenti nel formato Word, Excel, Powerpoint, in maniera da potermi garantire la compatibilità con i miei clienti ed i miei colleghi. Ignoro se OpenOffice legga anche i files in Access (io non lo uso): sicuramente non legge i files di Publisher, un programma di desktop publishing abbastanza datato (personalmente in sostituzione mi basta usare il word processor di OpenOffice, eventualmente si può utilizzare un altro software opensource, Scribus). Anche OpenOffice è multipiattaforma: gira sotto Windows, Linux, Solaris e, per quanto riguarda il Mac, c’è suo fratello NeoOffice, specificatamente strutturato per OSX. Onestamente non sostituisco immediatamente Microsoft Office con OpenOffice: l’abitudine alle scorciatoie imparate in anni di M.O. e alcuni comandi situati in posizioni diverse (ah, la pigrizia!) fanno sì che continui ad utilizzare il primo. Ma nel momento in cui decido di cambiare pc (senza ancora pensare seriamente al Mac) scopro che sono costretto ad acquistare una nuova licenza di Microsoft Office, perché quella presente sul mio notebook è dell’azienda dalla quale proviene il pc . A questo punto, avendo un programma che fa le stesse identiche cose e per di più è gratuito, perché spendere centinaia di euro da dare al sig. Steve Balmer? Detto fatto, abbandono M.O. e passo ad OpenOffice, anche pensando: “casomai cambiassi sistema…”

Scusatemi per la lunghezza del post, spero sia stato comunque interessante e/o utile: alla prossima settimana per la terza parte.

Saluti migratori dal Vs. BigFab.

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