SOSPENSIONE BLOG

Cari amici, in quasi un anno non ho più aggiornato il blog.
I miei commenti sulle vicende del mondo sono sintetizzati su Twitter e volano via come il vento, come forse è giusto che siano, dato che si tratta di parole di attualità, della durata di un batter d’ali.
Su cose più importanti non ho scritto, non avevo nulla da dire o non ne avevo il tempo.
Il blog è pertanto sospeso. Non mi nascondo che possa trattarsi dell’anticamera della sua cancellazione, ma staccare la spina nell’immediato… beh, non ce la faccio.
Non ce la faccio perché questo blog l’ho amato, lo curato, ma da 6 anni ormai è diventato un soprammobile impolverato, di quelli che butteresti via perché inutile, ma non lo fai perché ti ricorda la persona che te lo ha regalato.
Un altro motivo sono le nuove leggi sul cyber bullismo, che ti impongono di rimuovere contenuti in 24 ore o poco più: non sono on line così rapidamente da poter intervenire, questo è un diario privato pubblicato su internet, non una testata giornalistica. Per il momento ringrazio quei 4 lettori che ancora leggono articoli passati e interagiscono con me: per il resto, ad maiora, come sempre!
Vostro affezionato BigFab.

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#Inceneritore di #Gerbido #Torino: linea nuovamente ferma!

Ho ricevuto la periodica newsletter di No Inceneritore Rifiuti Zero Torino, questa volta la posto per darne risalto, anche se solo ai miei 3 lettori:

La linea 1 dell’inceneritore del Gerbido e’ stata ferma per diversi giorni. 

Le cause potrebbero essere dovute ad un’esplosione fuori controllo avvenuta all’interno della camera di combustione, forse causata dall’immissione di materiale non ben vagliato (lasciamo a voi ogni commento).
Per quanto riguarda il superamento della fase di collaudo (90 giorni consecutivi senza nessun incidente sulle tre linee), gli abilissimi gestori stanno ipotizzando di non fare altri tentativi prima di agosto/settembre. In pratica si rimandano a settembre, consapevoli di quanto sono capaci.
Purtroppo avevamo previsto tutto ciò e non siamo gli unici ad essere preoccupati.
Le banche finanziatrici cominciano a chiedersi: riusciranno a passare il test di collaudo, riusciranno a bruciare le quantità promesse e quindi a ripagare il debito contratto?
Di certo non bruceranno le quantità previste e se va bene arriveranno alla meta’ dell’obiettivo (come fatto nel 2013). Per cui, anche gli amministratori locali di tutta la provincia dovrebbero porsi alcune domande:
– dove verranno conferite le centinaia di migliaia di tonnellate di materiale non bruciato al Gerbido?
– per evitare la congestione del sistema si apriranno nuove discariche?
– in quali territori?
– perché qualcuno sta ostacolando con ogni mezzo, proposte virtuose provenienti da diversi territori?
Ma queste inezie non interessano TRM che invece è indaffaratissima ad organizzare per il 20 giugno prossimo… l’inaugurazione dell’impianto!
Avete capito bene: linee a singhiozzo, collaudo molto lontano dall’essere superato, emissioni fuori controllo e loro a cosa pensano?
Ad inaugurare non si sa cosa.
Ma noi non stiamo certo fermi! Nei prossimi giorni con una conferenza stampa, presenteremo ufficialmente il nostro Piano Rifiuti Provinciale, alternativo a quello che ci sta portando all’emergenza.
Inoltre abbiamo ultimato i prelievi per la seconda tornata dello studio epidemiologico sulle unghie dei nostri bambini.
Ricordiamo che le analisi non ricevono finanziamenti pubblici e per contribuire alle spese dello studio andate il nostro sito www.rifiutizerotorino.it
Buona giornata a tutti. 

Suicidi di minori e cyber-bullismo

Non mi dilungherò: @Mante ne ha scritto ottimamente qui.

A mio avviso, il più bel #Doodle di #Google

A mio avviso, il più bel #Doodle di #Google

Addio Arnold, e grazie.

Che cavolo stai dicendo, Willis ?” diceva con voce bassa e seria Arnold al fratello Willis nei momenti topici del telefilm “Il mio amico Arnold“. Oggi Willis direbbe quello che è accaduto nella realtà: l’attore Gary Coleman, che interpretava Arnold, è morto per un incidente all’età di 42 anni. Non ho molto da dire, se non che le puntate di Arnold mi hanno accompagnato nella mia crescita di ragazzino, come momento di svago leggero e con qualche punta di riflessione sulla dicotomia povertà – ricchezza e sul tema del razzismo che affioravano, sfumati, dalla storia dei due ragazzi di colore di Harlem adottati dal bianco, ricco e soprattutto buono Sig. Drummond. Si trattava di un telefilm edulcorato e soft, ma si rideva senza situazioni sguaiate  e senza parolacce. Riposa in pace, Gary e grazie per la tua interpretazione di Arnold.

Malinconici saluti dal Vs. BigFab.

Truffa: sofisticazioni di prodotti caseari

Immagine tratta da http://caiazzorinasce.blogspot.com

Arrivo spesso in ritardo, lo so; ma in qualche caso, come questo, marglio tardi che mai. Leggendo la lieta email delle ferie appena trascorse del mio amico blogger Andrea Sacchini, sono letteralmente sobbalzato sulla sedia venendo a conoscenza della vergognosa, nauseabonda e disgustosa truffa riguardante prodotti caseari scaduti, andati a male, contaminati da… schifezze che non voglio neanche nominare, rilavorati e rimessi in commercio con delinquenziale intento da aziende che lavorano con e per noti marchi presenti nella grande distribuzione. Di seguito vi riporto interamente l’articolo de La Repubblica.it, con aggiunto un inquietante dubbio: io che ascolto praticamente sempre la Radio e navigo quotidianamente sui siti d’informazione di Internet (e che non ho la televisione), come mai non ne sono venuto a conoscenza? Ho avuto un blackout dovuto a troppo lavoro e/o attività di papà a tempo molto pieno o la notizia è passata un po’ nascosta tra un casino politico e l’altro ??! Occhi aperti a quello che mangiamo!!!

da La Repubblica.it – Un imprenditore siciliano “riciclava” scarti di produzione: tornavano sugli scaffali sotto forma di altri prodotti caseari
LA TRUFFA DEI BANDITI DELLA TAVOLA RIVENDEVANO FORMAGGIO AVARIATO
di PAOLO BERIZZI

Nel formaggio avariato e putrefatto c’era di tutto. Vermi, escrementi di topi, residui di plastica tritata, pezzi di ferro. Muffe, inchiostro. Era merce che doveva essere smaltita, destinata ad uso zootecnico. E invece i banditi della tavola la riciclavano. La lavoravano come prodotto “buono”, di prima qualità.

Quegli scarti, nella filiera della contraffazione, (ri) diventavano fette per toast, formaggio fuso, formaggio grattugiato, mozzarelle, provola, stracchino, gorgonzola. Materia “genuina” – nelle celle frigorifere c’erano fettine datate 1980! – ripulita, mischiata e pronta per le nostre tavole. Venduta in Italia e in Europa. In alcuni casi, rivenduta a quelle stesse aziende – multinazionali, marchi importanti, grosse centrali del latte – che anziché smaltire regolarmente i prodotti ormai immangiabili li piazzavano, – senza spendere un centesimo ma guadagnandoci – a quattro imprese con sede a Cremona, Novara, Biella e Woringen (Germania).

Tutte riconducibili a un imprenditore siciliano. Era lui il punto di riferimento di marchi come: Galbani, Granarolo, Cademartori, Brescialat, Medeghini, Igor, Centrale del Latte di Firenze. E ancora: Frescolat, Euroformaggi, Mauri, Prealpi, e altre multinazionali europee, in particolare austriache, tedesche e inglesi. E’ quello che si legge nell’ordinanza del pm cremonese Francesco Messina. Un giro da decine di milioni di euro. Una bomba ecologica per la salute dei consumatori.

Le indagini – ancora aperte – iniziano due anni fa. A novembre del 2006 gli uomini della Guardia di Finanza di Cremona fermano un tir a Castelleone: dal cassone esce un odore nauseabondo. C’è del formaggio semilavorato, in evidente stato di putrefazione. Il carico è partito dalla Tradel di Casalbuttano ed è diretto alla Megal di Vicolungo (Novara). Le due aziende sono di Domenico Russo, 46 anni, originario di Partinico e residente a Oleggio. E’ lui l’uomo chiave attorno al quale ruota l’inchiesta. E’ lui il dominus di una triangolazione che comprende, oltre a Tradel e Megal, un terzo stabilimento con sede a Massazza, Biella, e una filiale tedesca. Tradel raccoglie, sconfeziona e inizia la lavorazione. Megal miscela e confeziona. A Casalbuttano i finanzieri trovano roba che a vederla fa venire i conati. Prodotti caseari coperti da muffe, scaduti, decomposti e, peggio ancora, con tracce di escrementi di roditori. Ci sono residui – visibili a occhio nudo – degli involucri degli imballi macinati. Dunque plastica. Persino schegge di ferro fuoriuscite dai macchinari. La vera specialità della azienda è il “recupero” di mozzarelle ritirate dal mercato e stoccate per settimane sulle ribalte delle ditte fornitrici, di croste di gorgonzola, di sottilette composte con burro adulterato, di formaggi provenienti da black out elettrici di un anno prima. “Una cosa disgustosa – racconta Mauro Santonastaso, comandante delle fiamme gialle di Cremona -. Ancor più disgustoso – aggiunge il capitano Agostino Brigante – , è il sistema commerciale che abbiamo scoperto“.

Non possono ancora immaginare, gli investigatori, che quello stabilimento dove si miscela prodotto avariato con altro prodotto pronto è lo snodo di una vera e propria filiera europea del riciclaggio. Mettono sotto controllo i telefoni. Scoprono che i pirati della contraffazione sono “coperti” dal servizio di prevenzione veterinaria dell’Asl di Cremona (omessa vigilanza, ispezioni preannunciate; denunciati e sospesi il direttore, Riccardo Crotti, e due tecnici).

Dalle intercettazioni emerge la totale assenza di scrupoli da parte degli indagati: “La merce che stiamo lavorando, come tu sai, è totalmente scaduta… “, dice Luciano Bosio, il responsabile dello stabilimento della Tradel, al suo capo (Domenico Russo). Che gli risponde: “Saranno cazzi suoi… ” (delle aziende fornitrici, in questo caso Brescialat e Centrale del Latte di Firenze, ndr). Il formaggio comprato e messo in lavorazione è definito – senza mezzi termini – “merda”. Ma non importa, “… perché se la merce ha dei difetti. .. io poi aggiusto, pulisco, metto a posto… questo rimane un discorso fra me e te… ” (Russo a un imprenditore campano, si tratta la vendita di sottilette “scadute un anno e mezzo prima”). Nell’ordinanza (decine le persone indagate e denunciate: rappresentanti legali, responsabili degli stabilimenti, impiegati, altre se ne aggiungeranno presto) compaiono i nomi delle aziende per le quali il pm Francesco Messina configura “precise responsabilità”.

Perché, “a vario titolo e al fine di trarre un ingiusto profitto patrimoniale, hanno concorso nella adulterazione e nella contraffazione di sostanze alimentari lattiero-casearie rendendole pericolose per la salute pubblica”. Il marchio maggiormente coinvolto – spiegano gli investigatori – è Galbani, controllato dal gruppo Lactalis Italia che controlla anche Big srl. “Sono loro i principali fornitori della Tradel. Anche clienti”, si legge nell’ordinanza. Per i magistrati il sistema di riciclaggio della merce si basa proprio sui legami commerciali tra le aziende fornitrici e la Tradel. Con consistenti vantaggi reciproci. Un business enorme: 11 mila tonnellate di merce lavorata in due anni. Finita sugli scaffali dei discount e dei negozi di tutta Europa. Tremila le tonnellate vendute in nero. E gli operai e gli impiegati? Erano consapevoli. Lo hanno messo a verbale. Domanda a un’amministrativa: “Ha mai riferito a qualcuno che la merce era scaduta o con i vermi?”. Risposta: “No, tutti lo sapevano”.

(4 luglio 2008)