Non si può rimuovere dall’incarico per un “Like”

Dont'like

Vorrei scrivere tante cose ma, come al solito, non ne ho il tempo.

Pertanto vi segnalo questo post di Mantellini che mi ha trovato profondamente d’accordo.

Saluti riflessivi dal vs. BigFab.

Annunci

Settemila ausiliari Carabinieri senza lavoro

Ho letto con dispiacere il servizio su Repubblica degli oltre 7.000 ausiliari carabinieri che, rimasti senza la possibilità di diventare carabinieri effettivi, a causa dell’annullamento della leva obbligatoria e l’introduzione della figura del militare professionista (ricordo che i Carabinieri sono un corpo dell’Esercito), sono rimasti esclusi da altre possibilità di lavoro.
La cosa che mi ha dato più fastidio è la solita ottusa burocrazia italiana: per l’Inps essi sono stati “militari volontari” retribuiti, quindi non posso ricevere l’accredito dei contributi versati all’Inpdap ai fini pensionistici; quando però ci sono dei concorsi pubblici con la quota di partecipazione spettante ai volontari delle Forze Armate, ebbene questi non vengono più riconosciuti come volontari, così come non possono essere inseriti nel programma di ricollocamento nel mondo del lavoro dei volontari congedati senza demerito. Una storia kafkiana, resa ancora più assurda alla luce della carenza di organico perenne in cui versano le forze dell’ordine ed ennesima dimostrazione del fatto che la burocrazia pubblica è il vero pantano in cui è sprofondato il nostro paese.

Amnistia, indulto, carceri piene… la colpa è del M5S ?!

Caro presidente Napolitano,
se le carceri sono piene quando ce ne sono di nuove mai finite ed occupate, se la polizia penitenziaria è stata tagliata in organico e mezzi come e forse più di altri corpi, se le leggi che in Parlamento sono state votate prevedono la carcerazione per reati in Europa neanche sanzionati, la colpa, l’esclusiva e sola colpa è della classe politica che noi Italiani continuiamo a votare da decenni.
Mettere le pezze con indulti e amnistie, cosa già fatta più volte in passato, non risolve il problema ma lo sposta nel tempo di qualche mese, forse di un anno, non di più.
Siccome gli scandali etici e politici dei ns. pubblici amministratori sono quotidiani e plurimi, non si deve stupire se un movimento politico di cittadini come il Movimento 5 Stelle vede nelle sue parole una mano tesa a Silvio Berlusconi per risolvere i suoi problemi giudiziari: se vuole si offenda pure, ma sono troppi anni che noi Italiani vediamo le peggiori pubbliche manovre politiche tese solo a mantenere privilegi e proteggere gli appartenenti alla categoria “politici” intoccabili o quasi!
Svuotiamole pure le carceri con l’indulto, facciamo più spazio: ne servirà per carcerare le sempre più persone, italiane o straniere, che sono costrette a rubare nei supermercati il cibo per poter sopravvivere e dare da mangiare alle proprie famiglie (senza retorica, solo realtà): questa è l’emergenza che gli Italiani vivono adesso come primaria, il resto toccava a voi politici e nel 2013 siamo ancora con problemi di 20, 30 anni fa. I miei complimenti.

GRAVISSIMO!

Scrivo di getto due righe sull’onda dell’emozione ma, se l’episodio della bimba di 13 mesi morta per una tessera sanitaria scaduta fosse realmente avvenuto come descritto dall’articolo di Repubblica, ci troveremmo di fronte ad un gravissimo atto di menefreghismo, di mancanza di umanità e di idiozia assunta a regolamento che non avrebbe alcuna giustificazione di alcun tipo e meriterebbe di essere punita in maniera estremamente dura: del personale medico e paramedico che non si prende cura di una bimba malata non è degno di svolgere la professione. Senza se e senza ma.

BigFab (molto incazzato).

V1 e V2

Ieri ho assistito ad un breve dialogo fra due persone anziane, due umarells per l’esattezza, uno con le mani immancabilmente dietro la schiena e l’altro che spingeva la bicicletta a mano, fianco fianco al compare; li chiameremo Vecchietto 1 e Vecchietto 2, V1 e V2 (e mai sigla fu più azzeccata).

V1: Guarda, ci vorrebbe un bombardamento aereo!

V2: Un bombardamento aereo?

V1: Certo, proprio un bel bombardamento aereo! A Roma, caro mio, c’è più gente che mangia di quella che lavora!

XD

Continuiamo a stupirci ancora se la Lega prende voti con lo slogan “Roma ladrona” e con i comizi politici “moderati” di Borghezio e Calderoli? Io no. Ah, dimenticavo, l’accento di V1 e V2 non era costituito dal classico “né” torinese, ma un po’ più in giù, diciamo sotto quella Roma che V1 e V2 vorrebbero bombardare…

Saluti aerei dal Vs. BigFab.

Multato il ristoratore che distribuisce la carne ad un euro!

Vi ricordate il ristoratore che a Torino distribuiva la carne ad un euro? Bene, incredibile a dirsi, è stato MULTATO! Sì, multato, come riportato da quest’articolo su LaStampa.it, perché “qualcuno” ha fatto un esposto ai vigili in quanto il ristoratore aveva pubblicizzato la sua iniziativa benefica con un cartello mobile posto sul marciapiede senza autorizzazione e senza aver pagato il relativo canone!!!

Da notare il fatto che il signor Mario, autore dell’iniziativa “bollito misto solidale”, era stato costretto a far pagare la carne con una cifra simbolica perché, per legge, non poteva regalarla!

Ora, citando le parole dell’articolo, “nella Torino con l’acqua alla gola, i posti di lavoro che vanno in fumo, le pensioni che non bastano mai e le nuove povertà che s’affacciano”, la delazione di qualche stronzo invidioso e l’ottusità della burocrazia fanno pagare dazio ad un’iniziativa lodevole.

Spero che davvero il comandante dei Vigili e l’assessore Borgogno, come scritto dal giornalista, siano al lavoro per cercare una soluzione a questa situazione kafkiana; al vigliacco delatore non dico niente, lo lascio al mattino a guardarsi allo specchio “orgoglioso” del suo gesto; l’unica vicenda positiva è che la carità continua ad operare.

Saluti dal Vs. BigFab.


Censura dei blog italiani

//files.meetup.com

Immagine tratta da files.meetup.com

Il sempre meno tempo a disposizione per il mio blog fa sì che la mia comunicazione nei vostri confronti latiti, me ne dolgo e vi chiedo scusa. Ci sono però certi argomenti ai quali sono molto sensibile, come la libertà di pensiero e di opinione, che ritengo irrinunciabili: pertanto riporto integralmente un articolo di Massimo Mantellini presente oggi su Punto Informatico con la preghiera di leggerlo fino in fondo. Nomi e cognomi, signori, nomi e cognomi di chi prima tira la pietra e poi nasconde la mano; i cocci rimasti sono quelli della libertà di pubblicare liberamente le proprie idee sui blog andata in frantumi!

Saluti incazzati dal Vs. BigFab.

E ORA QUALE BLOG VERRA’ CHIUSO?

PI – Commenti

lunedì 08 settembre 2008

Roma – Nei giorni scorsi sono state infine rese pubbliche le motivazioni della sentenza di condanna che il giudice di Modica Patricia Di Marco ha inflitto allo storico siciliano Carlo Ruta nello scorso mese di maggio. Il sito web di Ruta, Accadeinsicilia.net, nel quale venivano raccolte testimonianze, appunti e articoli sulla storia recente dell’isola, è stato prima oscurato dalla Polizia Postale di Catania e poi definitivamente chiuso, per il reato di “stampa clandestina”. Senza entrare negli aspetti tecnici del dispositivo, commentati nei giorni scorsi da Guido Scorza su queste stesse pagine, vorrei dire che questa sentenza racconta in maniera chiara e puntuale la deriva ideale di questo paese.
Se il giudice di Modica avesse avuto una idea seppur vaga di come Internet abbia in questi ultimi anni mutato lo scenario della comunicazione in tutto il pianeta, forse il suo punto di vista sarebbe stato differente. Perché oggi, secondo la legge alla quale si è fatto riferimento nella sentenza, gran parte della comunicazione in rete potrebbe essere considerata “stampa clandestina”. Tutto può a questo punto essere definito in qualche misura clandestino nella rete italiana, qualsiasi manifestazione del pensiero non correttamente bollinata lo è, qualsiasi appunto redatto su un blog, qualsiasi cosa che abiti anche solo pochi secondi dentro la grande rete.

La legge sulla stampa è nata quando ovviamente il mondo era assai differente da quello attuale, ma oggi? Oggi, dopo le “opportune” modifiche del 2001, secondo quella legge quasi ogni cosa sul web è clandestina, per lo meno se scrutata dall’osservatorio minuscolo degli ex padroni della notizia.

Ormai deserte (o quasi) le tipografie, impolverati i ciclostili, annullata dalla presenza di Internet molta della necessaria diffusione fisica delle pagine, il reato di “stampa clandestina” diviene due cose assieme: il patetico déjà-vu dei treni a vapore e la invece concreta e contemporanea minaccia per la libertà di espressione del pensiero da parte di un potere abitato dai soliti figuranti. Politici, giornalisti, grandi editori, grandi aziende in genere, gli unici soggetti che continuano a potersi concedere il lusso di leggi che tutelino i propri privilegi a dispetto di ogni sopravvenuta evidenza.

Alcuni anni fa, quando gran parte del Parlamento votò la modifica alla legge sull’editoria che ha consentito la condanna dello storico siciliano, fummo facili profeti nel sostenere che una simile definizione di “prodotto editoriale” applicata al web era una seria minaccia per la libertà di espressione in rete. Lo scrivevamo nel 2001, non oggi. Ne eravamo talmente convinti che questo quotidiano indisse allora una petizione che raccolse oltre 50mila firme. I firmatari chiedevano che un singolo demenziale articolo di legge venisse modificato, ma nessuno nelle stanze del potere ritenne di prestare attenzione a quel grido di allarme.

Così oggi sinceramente non so bene come commentare il fatto che Giuseppe Giulietti, parlamentare esperto di informazione, ex diessino attualmente all’Italia dei Valori di Antonio di Pietro, abbia presentato una interrogazione parlamentare sul caso di Carlo Ruta parlando di sentenza preoccupante dagli “effetti devastanti in spregio ad ogni regola della democrazia”.

Giulietti forse soffre di una qualche grave forma di amnesia, visto che fu proprio lui il relatore della legge che ha portato alla condanna di Ruta. Furono lui e Vannino Chiti – purtroppo lo ricordiamo molto bene – che con qualche fastidio si preoccuparono allora di tranquillizzare le migliaia di persone che in Italia chiedevano a gran voce che una norma nata per finanziare l’editoria sul web non comprendesse all’interno della definizione di “prodotto editoriale” praticamente qualsiasi pagina web.

Oggi Giulietti invece di fare pubblica ammenda e ritirarsi in silenzio in un eremo sperduto, si cala con disinvoltura nei panni di paladino della libertà di espressione, chiedendo al Ministro della Giustizia se non sia vero che “secondo la logica prevalsa, la quasi totalità dei siti web italiani, per il solo fatto di esistere, potrebbero essere considerati fuorilegge, in quanto appunto “stampa clandestina”, e ciò – secondo l’interrogante – in spregio a ogni regola della democrazia”

Noi purtroppo abbiamo buona memoria e ricordiamo che ad identica domanda postagli da Punto Informatico nell’aprile del 2001 in quanto relatore di quel contestato progetto di legge che oggi ha portato alla condanna di Carlo Ruta, Giulietti rispose in un piccato comunicato stampa nei seguenti termini:

“La legge sull’editoria non ha mai avuto tra i suoi obiettivi quello di imbrigliare le attività editoriali sulla rete. Sono quindi falsi gli allarmi e le preoccupazioni diffusi in tal senso.”

Internet in Italia è clandestina e lo è anche per colpa di questi signori capaci di confezionare norme che nessun paese civilizzato si sogna, per poi pacificamente dimenticarsene. Ma lo è nell’ottica del potere i cui strumenti di controllo ormai hanno esclusiva valenza intimidatoria o dimostrativa. In nessun paese meno che borbonico ci si domanda se un sito web sia aggiornato più o meno regolarmente per determinarne la natura editoriale. In nessuna sperduta landa un giudice monocratico di provincia deve impiegare il proprio tempo per argomentare le differenze fra un quotidiano web e un blog. E non meraviglia che ciò che poi ne esce sia una sentenza dalle motivazioni assurde, ancorché tecnicamente plausibili, grazie, o per colpa, della vaghezza dolosa del legislatore.

Il risultato è comunque sotto i nostri occhi ed apre la strada ad altre prossime iniziative simili: questo paese ha una legge dello Stato capace di chiudere la bocca a chiunque voglia esprimere sul web punti di vista non preventivamente autorizzati. Lo dicevamo sette anni fa, lo ripetiamo oggi.

Internet in Italia è oggi tecnicamente clandestina. Lo sarà fino a quando non scompariranno dalla scena i vari Bonaiuti, Giulietti, Chiti, fino a quando Gabriella Carlucci e Luca Barbareschi non torneranno alle loro rispettabili professioni, fino al momento in cui non cambierà radicalmente la comprensione dello scenario della nuova informazione mediata da Internet, che in troppi vogliono adattare a forza ad un mondo vecchio che sta scomparendo. Si tratta di sforzi inutili ma ci vorrà altro tempo per capirlo.

Consideriamo benevolmente tutti questi signori come gli attori sul palco di una stagione di mezzo, che prima o poi terminerà. Non vediamo l’ora. Quel giorno tutti noi saremo definitivamente clandestini e così, come per magia, nessuno lo sarà più. Solo allora forse sarà possibile smetterla di vergognarci di abitare in un paese dove per poter liberamente e civilmente esprimere il proprio parere ci sia bisogno dell’avvallo di un professionista iscritto all’albo. Un po’ come se per iniziare il mio prossimo respiro dovessi attendere la firma di un pneumologo.

Massimo Mantellini
Manteblog

Tutti gli editoriali di M.M. sono disponibili a questo indirizzo