#Negazionismo, reato d’opinione?

Ho già espresso il mio parere su Twitter, ma ho piacere di approfondire la questione, resa molto delicata dall’argomento e dal momento storico.
Personalmente sono contrario a tutti i reati di opinione: ritengo che le opinioni, le idee, i pareri non debbano essere posti a giudizio.
Diversa è l’istigazione a delinquere: quella è già reato e va giustamente condannata.
C’è un’interessante articolo su Il Post che riporta illustri pareri e motivazioni contrari a rendere il negazionismo reato d’opinione.
Molto modestamente sono convinto che la libertà di espressione non debba essere limitata: la cultura e l’educazione devono essere il baluardo ed il limite alle oscenità intellettuali e storiche come, appunto, il negazionismo; affermare per legge quale opinione sia vietato avere, mi sembra francamente un’assurdità, che può avere anche derive molto pericolose.
Ovviamente una nazione deve coltivare cultura ed educazione: la partenza è insita nei valori della famiglia, ma deve svilupparsi nella scuola: ignoro se viene ancora insegnata Educazione Civica, se così non fosse sarebbe importante reintrodurla.
Sappiamo che la scuola in questi anni è stata finanziariamente affossata dai vari governi: invece di introdurre reati di opinione, occorrerebbe forgiare cittadini più consapevoli, dando alla scuola più mezzi, meritocrazia e passione.

Riporto un accorato appello rivolto ai giovani pronunciato dal primo ministro norvegese Jens Stoltenberg nel Luglio 2011, dopo la strage di Utoja:

Ho una semplice richiesta per voi.
Cercate di essere coinvolti. Di interessarvi.
Unitevi a una associazione. Partecipate ai dibattiti.
Andate a votare.
Le elezioni libere sono il gioiello di quella corona che è la democrazia.
Partecipando, voi state pronunciando un sì pieno alla democrazia.

Cittadini educati nella storia, nel diritto e nella democrazia sapranno da soli dire no al negazionismo, ai neo-nazismi, alle Albe Dorate che si stanno temibilmente facendo largo nelle pieghe di quest’Europa in crisi da tempo, crisi sì economica e finanziaria, ma di pari passo anche crisi etica e di valori.

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