La banca non finanzia l’azienda? Gli operai chiudono i conti correnti!

Bene, molto bene, ogni tanto emerge qualche sprazzo di realtà nelle pieghe dei quotidiani. Siccome sembra che la crisi stia per finire, che si vada verso un miglioramento, addirittura che le banche abbiano un sacco di soldi da imprestare ma non riescono a farlo (!!!), i casi sono due: o io vivo in un mondo parallelo (possibile) o i giornali raccontano un mucchio di frottole (assai più probabile della prima ipotesi). Oggi dalle pagine del Il Giornale.it vengo a scoprire che un’azienda del nord-est, con parecchio lavoro da affrontare, non abbia liquidità sufficiente per terminare le commesse ed abbia contattato i propri istituti di credito chiedendo un finanziamento, da ricompensare con lauti interessi.

Per la banca si tratta di lavoro: il lavoro della banca è raccogliere soldi, imprestarli, guadagnare con il prestito, re-imprestarli e così via, in un circuito di produzione di utili e ricchezza. Ma negli ultimi anni le banche hanno fatto di tutto tranne che questo, ovvero sia piazzare titoli truffa come Cirio e Parmalat, obbligazioni argentine, speculare sui derivati, lucrare sulle spese fisse e/o “una tantum” dei conti correnti, proporre assicurazioni caso morte/caso infortuni/caso furto (addirittura una banca che non nomino propone le assicurazioni RC auto pagabili mensilmente!).

Tornando all’azienda in questione, il titolare si è sentito rispondere picche dalla banche, per cui il serio rischio è quello di non poter ottemperare agli ordini e, di conseguenza, chiudere pur avendo lavoro. Cosa hanno fatto gli operai dell’azienda? Semplice, hanno scritto alle due banche in questione dicendo che, se non avessero finanziato l’azienda per cui lavorano, avrebbero chiuso i conti correnti (presumo spostandoli in altre banche). Mi sembra giusto: i latini dicevano “do ut des”, do per avere, ma anche “una mano lava l’altra”, ma anche “perché devo tenere i miei soldi da te (e magari pagarti lauti interessi per il mutuo prima casa o il finanziamento dell’auto) se tu non svolgi il tuo compito per l’azienda in cui lavoro ed io rischio di perdere il posto”?.

Per carità, nella fattispecie potrebbero esserci dei validi motivi per cui le banche non concedano prestiti a quell’azienda, desidero però che sappiate che in provincia di Torino sono TANTISSIME le aziende che, pur avendo conti economici sostanzialmente a posto, si sono viste ridurre i fidi e/o rifiutare finanziamenti; il momento in cui finanziare le imprese è quello in cui si ha bisogno del denaro ed è ADESSO che occorre supportare finanziariamente il mondo produttivo, altrimenti il depauperamento del tessuto manifatturiero, già abbondantemente in atto, supera la soglia del non ritorno. Non si può vivere di solo terziario, l’agricoltura e l’industria sono pilastri fondamentali dell’economia: poi si possono fare mille progetti su come evolvere verso un’economia maggiormente sostenibile, a livello etico ed ambientale, ma prima occorre salvaguardare quanto resta del ns. sistema produttivo, altrimenti possiamo andare tutti a coltivar patate ed a mangiarcele (qualora crescano), perché non potremo venderle per mancanza di soldi in circolazione.

Saluti economici dal Vs. BigFab.

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