Domande al viceministro Vincenzo Visco

Navigando sul sito del Sole24Ore per cercare novità sul decreto “milleproroghe” (eh già, i nostri politici devono sempre prorogare, prorogare, anche mille volte), mi sono imbattuto in questo articolo di Dino Pesole , datato 1 ottobre 2007, in cui viene intervistato il viceministro dell’Economia Visco. Mi ha colpito un periodo in particolare, che riporto per esteso:

Il nostro è un Paese fragile, debole, che in quindici anni ha perso quote di mercato rispetto al resto d’Europa. È un Paese con tassi di natalità bassi, con la scuola al disastro, Università scadenti, moralità pubblica sotto zero. Le posso garantire che essendo tornato a guidare dopo dieci anni quello che era il ministero delle Finanze ho trovato la situazione notevolmente deteriorata. Ovunque ci sono i segnali di un decadimento del costume pubblico, di possibili connivenze e affarismo. Tutto ciò, quando l’urgenza vera è lavorare per accrescere la produttività del Paese. Governare è difficilissimo. La realtà è che il nostro è un Paese che non ha le risorse che sarebbe necessario avere, che paga troppe tasse non in assoluto né in termini relativi, ma rispetto ai servizi che fornisce. Venti punti di Pil se ne vanno solo per pagare gli interessi e le pensioni, in prevalenza di anzianità. Abbiamo un handicap di cinque punti di Pil rispetto a Francia e Germania. Scontiamo i nostri peccati.

O Signur, Signur, mi tocca andare a confessarmi, che “scontiamo i nostri peccati”!

Scusi, sig. Visco, Lei afferma che in questi dieci anni di Sua assenza dal governo ha trovato una situazione deteriorata: perché prima la situazione era rosea? Ci trovavamo ai vertici del mondo per produttività, formazione di alto profilo, basso debito pubblico e previdenza sostenibile? Ma Lei era convinto di trovarsi in Italia e, per errore, aveva sconfinato in Svizzera?

Sig. Visco, dal sito di Wikipedia (soggetto ovviamente a possibili errori ed omissioni) apprendo della Sua carriera politica:

Nel 1983 viene eletto alla Camera dei Deputati, dove ha fatto parte della commissione Finanze e Tesoro, della quale è stato vicepresidente dal 1987 al 1994, e della Commissione di Vigilanza sull’Anagrafe Tributaria (1994-1996). Nel 1996 e fino al 2000 ha ricoperto l’incarico di ministro delle Finanze e in seguito (fino al 2001) ministro del Tesoro, Bilancio e Programmazione economica nei diversi governi di centro-sinistra. Nella XV Legislatura, è impegnato come vice ministro dell’Economia dal 18 maggio del 2006 nel secondo governo Prodi.

Sig. Visco, Lei è da vent’anni che si occupa di economia e finanza in politica: adesso viene a stracciarsi le vesti ed a proferire contumelie nei confronti della situazione economica e finanziaria del nostro Paese? Adesso? Per vent’anni cosa ha fatto? Perché parla di “moralità pubblica sottozero”, didecadimento del costume pubblico, di possibili connivenze e affarismo”? Guardi che il problema investe sì il pubblico, ma è di origine politica! Sottozero è la moralità di tutta la classe politica e la connivenza e l’affarismo trovano il loro apice negli ambienti stessi della politica: non è da adesso che per avere un “aiutino”, sia in un concorso, in un appalto, in un posto di lavoro, in un’erogazione di un fondo pubblico, meglio ancora se europeo (come riportato da Beppe Grillo nel suo ultimo intervento al Parlamento Europeo), sia necessario avere un appoggio politico, di qualsiasi colore sia. In cambio voti, poltrone, potere (ed ovviamente, soldi, auto blu, aerei di stato, scorte, ossequi ecc. ecc.)

Nell’intervista Lei parla di lotta all’evasione: bene, come stiamo con i 98 MILIARDI DI EURO che, mi risulta, i MONOPOLI DI STATO dovrebbero allo Stato Italiano (ovvero a tutti noi) e che non sono mai stati versati?

Vede, signor Visco, concordo con Lei che gente come Beppe Grillo (ed io aggiungo Marco Travaglio, Sergio Rizzo, Gian Antonio Stella, ma anche molti altri) non serve a “rimettere il Paese a produrre“: il loro lavoro serve piuttosto a diffondere informazioni e, con esse, la consapevolezza che, da molti anni a questa parte (non solo i dieci da Lei citati) il Paese è in declino, pur avendo avuto copiose risorse per un serio, razionale, organizzato sviluppo. La causa di tutto ciò? Legga il libro “La Casta”, edito da Rizzoli, troverà alcune risposte.

Saluti economicamente dissestati da BigFab.

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4 Risposte

  1. Ma lui è uno dei protagonisti della “Casta” non ha bisogno di leggere nulla, basta solo che si metta davanti allo specchio!

  2. E’ dal 1983 che è deputato, poi viene a fare il “verginello” davanti ai giornalisti, come tutti i suoi colleghi: è sempre colpa del governo precedente, durante il loro mandato hanno lavorato sempre bene, ecc. ecc. Quello che mi ha fatto saltare la mosca al naso è stato il suo puntare l’indice contro la moralità pubblica: è colpa nostra se stiamo andando a rotoli? In un cero senso sì perché li votiamo; ma se allude agli affaristi con cui loro hanno contatti (ad esempio i furbetti del quartierino) beh, mi sembra lapalissiano che i vermi spuntino nelle mele marce!
    Grazie del commento. Ciao. 🙂

  3. bigfab è l’Italia degli italioti e sarà peggio se continuiamo a guardare Tg e Vespa, nuociono grave-mente!

    Quando vuoi sai dove trovarmi 🙂 a presto.

  4. Concordo in pieno con la tua polemica. Sembra che costoro vengano giù dal monte con la piena: ma si rendono conto di essere ridicoli quando si fingono moralizzatori? No, aprono bocca e le danno fiato inutilmente.
    😈

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